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Archivio di maggio 2010

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Segni e Sogni: intervista ad una educatrice del progetto

Abbiamo intervistato in esclusiva una educatrice coinvolta nel progetto “Segni e Sogni”.

Innanzitutto una breve presentazione. Chi sei e che esperienza hai nel settore dell’educazione?
Mi chiamo Antonella e da 32 anni sono educatrice nella scuola dell’Infanzia del Comune di Milano. Attualmente sono in una scuola della periferia sud di Milano, situata in un quartiere molto popolare e multietnico che vede al suo interno problematiche sociali molto variegate che vanno dall’integrazione degli stranieri alla povertà economica e culturale alle problematiche famigliari ( con famiglie allargate, miste, madri single, ecc.). In questo contesto la figura dell’educatrice diviene punto di riferimento non solo educativo, ma anche “consulente” familiare, medico, psicologico…

Parlaci della mostra e di come nasce l’iniziativa…
Viste le premesse sono sempre più convinta, e con me le colleghe che hanno partecipato all’iniziativa, che i bambini della nostra scuola devono avere la possibilità di vivere nel bello inteso come ambiente sereno, prendersi cura delle cose, realizzare con le proprie mani oggetti o prodotti con un’estetica il più possibile raffinata, scoprire che non esistono solo i “non luoghi” come i centri commerciali, ma ci sono i musei, i quadri, la natura …

Durante l’anno abbiamo puntato la nostra programmazione sull’arte, sul fare con le mani quasi fosse una “terapia occupazionale” che ha dato i suoi frutti perché i bambini/e hanno reagito con entusiasmo andando al di la di ogni aspettativa: si è innescata la curiosità che serve per aver voglia di imparare quella che ti porta a voler fare e il tempo non è più padrone viene dissolto dalla voglia di creare con le proprie meni un qualcosa che prima non c’era perché creare è liberatorio, si possono scaricare tensioni, aggressività, paure,preoccupazioni.

I bambini hanno realizzato opere bellissime con materiali vari ed alternativi come spago, gessi colorati, pastelli ad olio, cannucce per bibite, tempere, farina, segatura, penne biro, colle colorate.

Quindi l’idea di portare i bambini alla mostra è nata successivamente alle normali attività. Che similitudini hai trovato tra le opere dei bambini e quelle dell’artista?
Esatto, purtroppo tutto quel materiale era fermo a scuola in visione dei bambini stessi e dei genitori…ma mancava qualcosa !
Poi vedendo la locandina della mostra di Dorfles ci siamo accorti che i nostri bambini avevano fatto praticamente le stesse cose..quindi abbiamo prenotato e con i “grandi” siamo andati alla mostra che è stata vissuta con entusiasmo dai bambini.

Dopo pochi giorni siamo stati contattati ed abbiamo portato un’ampia selezione dei nostri manufatti che con somma gioia sono stati esposti in un percorso voluto fortemente da Dorfles stesso che è rimasto incantato e molto sorpreso dalla risposta avuta da un pubblico così “piccolo” come i bambini della materna.

Vuoi dare qualche consiglio ai genitori che ci seguono?
Se si insegna ai bambini ad amare il bello troveranno piacere nel fare, nella ricerca, nella realizzazione e cureranno molto di più il loro ambiente, le loro cose anche non belle che attraverso la cura diventeranno più piacevoli.

Lunedì 17 siamo andati a vedere la nostra mostra con la presenza dell’artista che ha ammirato i lavori ed ha dialogato con i bambini .

L’esposizione è finita, ma le emozioni che ha regalato e suscitato continuano e continueranno anche il prossimo anno perché l’arte è entrata finalmente nella nostra scuola.





Togetherville: il social network a misura di bambino

Apre i battenti il primo social network dedicato ai bambini, si chiama togetherville e per ora è solo in lingua inglese

Questo nuovo social network è stato disegnato per i bambini tra i 6 e i 10 anni di età e il limite di età per accedere è posto a 13 anni.
Togetherville si propone come una piattaforma sicura dove i bambini possono giocare online, disegnare, vedere video e chattare tra loro. Ovviamente i bambini effettueranno solo l’accesso a Togetherville.

Il funzionamento è simile a quello di facebook e, proprio tramite facebook, i genitori possono controllare la lista di amicizie del figlio mentre la messaggistica si basa su messaggi preimpostati. Non c’è quindi possibilità di una chat privata ne di fare upload o condividere link esterni.
Inoltre non esiste una ricerca degli “amici” ma sono sempre i genitori a controllare la visibilità del profilo dei bambini.

Tutto questo si traduce in una maggiore sicurezza e privacy, argomenti sempre piuttosto spinosi quando si parla del mondo internet.

Onestamente questo tipo di iniziative mi lasciano un po’ perplessa, secondo me i bambini dovrebbero poter giocare all’aria aperta e socializzare attraverso la comunicazione diretta e spontanea che li contraddistingue. Avranno tempo e modo di usare il computer!

Voi cosa ne pensate?



Firenze Gelato Festival


firenze gelato festival
In occasione del primo Firenze Gelato Festival in programma a Firenze dal 28 al 31 Maggio, Sammontana – main sponsor dell’evento – ha pensato a degli appuntamenti speciali, dedicati in esclusiva ai bambini.

All’interno dello stand in Piazza della Repubblica nelle giornate di venerdì, sabato e domenica, Sammontana proporrà in collaborazione con MUBA (Museo dei Bambini Milano) l’attività “Giocacomemangi“: percorso ludico-educativo alla scoperta del gelato dedicato a bambini dai 3 ai 10 anni.

Con l’ausilio di alcune schede da compilare e divertenti materiali dimostrativi, gli animatori MUBA aiuteranno i bambini a identificare gli ingredienti che compongono il gelato, a cercarli poi concretamente all’interno dello stand, e a ricomporli infine in modo coerente e creativo. L’obiettivo è quello di stimolare la voglia di comprendere e di creare racchiusa in ogni bambino, provando anche a immaginare nuove ricette di gelato, assolutamente personali.

L’attività si svolgerà venerdì 28 maggio dalle 10.00 alle 13.00 (3 turni di gioco), sabato 29 e domenica 30 dalle 14.00 alle 18.00 (4 turni di gioco).

Inoltre, tutto il ricavato della gelateria allestita presso lo stand sarà devoluto alla Fondazione dell’Ospedale Pediatrico Meyer.

Questo è il link al sito della manifestazione: www.firenzegelatofestival.it

Gillo Dorfles a Palazzo Reale

Si conclude oggi la mostra a Palazzo Reale di Gillo Dorfles, in cui sono stati coinvolti anche bambini dell’ultimo anno di scuola materna, delle scuole primarie e le famiglie, grazie al progetto didattico “Segni e Sogni

E’ stata allestita una stanza apposita per guidare i bambini alla scoperta del mondo dei segni come punti, spirali e volute da cui possono scaturire forme e figure come rappresentazione dei propri sogni.

Biberon e colazione

Molte famiglie per velocizzare i tempi della preparazione mattutina, continuano a dare il biberon ai bambini per la colazione fino ad età decisamente fuori scala. Ho sentito di bambini già alle elementari che bevono il latte dal biberon mentre guardano i cartoni animati “Ahhhh!”.

E’ molto pratico. Certo, mentre i bambini sono concentrati a bere il latte dal biberon, le mamme li vestono e li preparano per uscire. La maggior parte delle volte i bambini escono di casa ancora con il biberon in bocca, finiscono di bere mentre sono in macchina e la mamma li porta al nido.

Ma è giusto?
Dal punto di vista delle mamme e dei papà si.
Ma per i bambini?
Bè diciamo che si sentono ancora piccoli possono anche apprezzare questo tipo di trattamento ma, secondo me, non è del tutto corretto.

La crescita dei bambini segue delle tappe e i genitori devono seguirle anche quando queste fanno perdere del tempo prezioso.
La colazione con il biberon si può fare a volte, nei casi eccezionali, quando si è veramente in ritardo. Ma quando si ha un po’ più di tempo è giusto che i bambini imparino ad usare la tazza, a “tuffare” i biscotti nel latte e a mangiare con il cucchiaino.

Come per tutte le “cose” dei bambini, non è facile!
Soprattutto perché la colazione è il momento in cui si riesce a dedicare meno tempo ai bambini. Le mamme e i papà sono impegnati a prepararsi per la giornata di lavoro e sapere che il bambino è tranquillo con il biberon, non può cadere e soprattutto non si può sporcare, è un grande aiuto per i genitori “frettolosi”.

Quindi, non esiste giusto e sbagliato quando si parla di bambini e di crescita. Quando ritenete che il vostro bambino è pronto per usare la tazza, preparatevi psicologicamente, mettete la sveglia molto presto e godetevi i vostri piccoli che crescono. :-D

Gillo Dorfles

Gillo Dorfles, è nato a Trieste nel 1910 è critico d’arte, pittore e filosofo.
E’ laureato in medicina con specializzazione in psichiatria.

E’ stato tra i fondatori del Movimento per l’arte concreta nel 1948 e nel 1956 ha contribuito alla realizzazione dell’ADI (Associazione per il Disegno Industriale).

Negli anni 50 ha esposto i suoi dipinti alla Libreria Salto di Milano, alla Galleria Bompiani sempre a Milano e con l’esposizione itinerante in Cile e Argentina.

E’ autore di numerose monografie su artsti di varie epoche come Scialoja, Durer, ecc.

Oggi alla veneranda età di 100 anni già compiuti espone a Palazzo Reale a Milano le sue opere e non manca di coinvolgere i giovani. Espongono, fino a domenica 23 Maggio, anche i bambini di una scuola materna della periferia di Milano che hanno portato avanti un lavoro sull’arte molto simile ai dipinti del famoso maestro.

Ha ricevuto numerose onorificenze tra le quali: il Compasso d’oro dell’associazione per il design industriale. Medaglia d’oro della triennale.

E’ Accademico onorario di Brera e membro dell’Accademia del Disegno di Città del Messico.

E’ stato insignito dell’Ambrogino d’oro della città di Milano e del Genovino d’oro della città di Genova e del Sangiusto d’oro di Trieste.

Nel 2007 l’Università di Palermo gli conferisce la “Laurea Honoris Causa” in architettura con la seguente motivazione “per l’interdisciplinarietà che investe la cultura del progetto e del prodotto di cui costituiscono evidenza il successo straordinario dei suoi libri; vale come ringraziamento per aver lavorato, tra ottimismo ed utopia, per una nuova stagione dell’architettura; e vale ancora come riconoscimento della sua capacità di esprimersi anche come artista”.

Maggio al nido

Siamo sulla strada che porta alla fine dell’anno scolastico.
I bambini iniziano a risentire delle fatiche di nove mesi di scuola, di tutte le cose che hanno imparato, di tutti i giochi che hanno fatto ecc.

Durante questo ultimo periodo che porterà alle vacanze estive, ai bambini viene lasciata la libertà di giocare con quello che già conoscono, introducendo poche nuove attività. Come avevo raccontato in un post precedente, si iniziano le attività con l’acqua, ma per il resto le attività restano quelle di sempre.

Può succedere in questo periodo che i bambini, sentendosi più stanchi del solito, facciano fatica ad alzarsi al mattino e che giunti al nido abbiano un po’ di tristezza e che a volte piangano in entrata. Non c’è motivo di preoccuparsi, perchè anche i bambini ben ambientati possono avere una piccola “crisi”.

Alcuni genitori si chiedono come mai, se sia successo qualcosa che abbia destabilizzato la routine, ma spesso è proprio la stanchezza fisica e mentale che fa “regredire” un pochino i bambini.

Pensiamo che i bambini che frequentano il nido dall’inizio dell’anno, sono soggetti a fatiche molto grandi per l’età che hanno. Alzarsi presto, uscire in qualsiasi condizione di tempo, a volte anche quando non sono in piena forma fisica, forse con un po’ di raffreddore o mentre covano un’influenza e altro.

Quando lavoravo al nido, mi capitava di vedere bambini che non avevano mai fatto un “capriccio” per entrare, aggrapparsi al collo della mamma e urlare disperati “Non andare via” o “Voglio la mamma”. Da educatrice dico che è una situazione che fa soffrire, perché vedevo che i bambini stavano bene e che a volte smettevano di piangere appena la mamma usciva dalla struttura.
Capisco benissimo che per una mamma, ma anche per un papà, non sia facile affrontare una situazione nuova e inaspettata. Anche i genitori si sono abituati alle routines e le mamme e i papà in questo periodo dell’anno sono stanchi come i bambini.

Quindi come comportarsi?

Questa situazione va affrontata. Prima di tutto si può richiedere un colloquio con l’educatrice di riferimento e concordare insieme una strategia per far tornare la serenità al piccolo.
Si può riprendere qualche passaggio dell’ambientamento, magari come far portare al bambino un oggetto di casa che lo rassicuri, ma assolutamente i genitori NON devono restare in struttura più del necessario. Il bambino sta vivendo una situazione di disagio, non vuole lasciare la mamma o il papà e quindi sarebbe destabilizzante. Il bambino penserebbe “Ma perché? Se è rimasta con me per un po’ non può stare qui sempre?”.
E’ una domanda lecita. Se non è mai stato fatto, perché cominciare proprio ora?
Lasciare che il bambino si sfoghi è la cosa migliore. Zittirlo o arrabbiarsi perché secondo noi sta facendo un capriccio, non sortirà nessun effetto positivo, anzi causerà un pianto maggiore.

L’ho detto più volte, mettiamoci nei panni del bambino. A chi non è mai capitato di non volersi alzare al mattino per andare al lavoro? Quanti adulti possono dire di non aver mai saltato un giorno di lavoro anche se si stava bene?
E pensiamo se ci fosse qualcuno che al mattino arriva, ci obbliga ad alzarci a uscire di casa per andare al lavoro. Ai bambini succede tutti i giorni. Non hanno scelto loro di andare la nido, si sono trovati in mezzo ad una decisione presa da altri per il loro bene.
Stanno benissimo, si divertono, giocano e sono controllati, ma dopo 9 mesi, un po’ di stanchezza è più che lecita!

Educare innovando nelle scuole d’infanzia

La dottoressa Anna Ferrante ha proposto ieri, durante l’incontro presso la scula dell’infanzia di via Montecarlo a Termoli, il progetto educativo sulla sensorialità.

L’assessore alla cultura e politiche sociali Michele Cocomazzi lo definisce un “importante progetto formativo che ingloba la metodologia del tatto per sviluppare tutti i sensi nel bambino”

Durante l’incontro è stato preso in esame l’importanza del tatto nella crescita cognitiva del bambino come spiega la dottoressa Ferrante: “L’utilizzo del tatto durante un lavoro manuale, mette in moto il pensiero scientifico e sviluppa la creatività” e per questo ha proposto il progetto delle “tattilobiblioteche” in tutte le scuole.

Le tattilobiblioteche raccolgono libri con immagini in rilevo, di diversi materiali, adatti ai bambini in età prescolare che, non ancora in grado di leggere, sanno interpretare le immagini.

Quello delle biblioteche per i piccolissimi e un messaggio rivolto agli insegnanti ma soprattutto alle famiglie, in quanto i bambini, spugne dell’ambiente in cui vivono, recepiscono meglio il messaggio della cultura del libro se esso rientra tra gli interessi dei propri genitori ed è parte integrante dell’ambiente in cui vivono.

A conclusione dell’incontro, i genitori presenti sono stati invitati a prendere parte ad un laboratorio creativo, cimentandosi nella realizzazione di opere con l’ausilo di oggetti di vario tipo che sono stati l’elemento principe per la creazione di originali pagine colorate da toccare e interpretare. Il progetto, che ieri ha presentato l’ottava giornata di incontro tra docenti e genitori, verte su dieci appuntamenti, tutti incentrati sullo sviluppo cognitivo dei bambini attraverso la ludicità.

L’Agriasilo

Si sta portando avanti da qualche tempo in alcune regioni italiane il progetto Agriasilo.

I bambini che vivono oggi in un’era ricca di tecnologia e di computer, faticano ad avere un contatto libero e naturale con la natura che li circonda. I parchi in alcune grandi città non sono più affidabili come una volta e spesso le mamme quando escono dai nidi o dalle scuole con i loro figli vanno direttamente a casa senza fermarsi a giocare.

Ecco allora un’iniziativa che parte da Donna Impresa della Coldiretti.
Alcuni spazi vengono “occupati”, come per esempio gli agriturismi e i bambini trascorrono le ore scolastiche immersi nella natura e mangiando cibi biologici e prodotti del tutto naturali.

Il presidente di Donna Impresa, Adriana Bucco, spiega come le richieste di aprire queste strutture stiano aumentando. Un’asilo trapiantato in una fattoria, dove si possono osservare i comportamenti degli animali, come mucche e galline, asini e cavalli, ecc. un contatto, che sensibilizza i bambini confronti di altri esseri viventi e li aiuta nella crescita.

Trascorrere una giornata all’aria aperta, immersi nella natuta, rappresenta davvero una risorsa inestimabile. C’è anche l’ora della merenda: pane e marmellata, latte e acqua; un’alimentazione corretta e sana.

Adrina Bucco spiega che per ora l’iniziativa interessa i bambini da zero a sei anni, e anche per i posti c’è un piccolo limite: 10 bambini per classe, ma l’idea è di far crescere questa iniziativa per coinvolgere un numero sempre maggiore di bambini. “E’ un modo per tornare ai ritmi della natura e scoprire, per esempio, che non in tutte le stagioni si trovano tutti i frutti”, afferma il presidente di Donne Impresa.

Novità sulla pagina FaceBook

Segnalo l’apertura di due sezioni sulla pagina dei fan. La prima è l’area discussioni dove vi invito ad esprimere le vostre esperienze sugli argomenti proposti.
La seconda è un sondaggio sui prossimi argomenti da trattare sul blog.

Vi ringrazio anticipatamente per la partecipazione