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Archivio di giugno 2010

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Alla fine del nido

Abbiamo parlato per un anno intero di nido, di attività, di giochi e di giornate tipo, di alimentazione, di gite ecc.

Oggi vorrei fare un po’ il punto della situazione e chiedere a voi genitori cosa avete pensato dei post scritti fino ad oggi. Alcuni temi sono stati trattati più approfonditamente perché danno maggiori “preoccupazioni”, vedi l’alimentazione. Altri sono stati più veloci e “leggeri”, come togliere il pannolino, anche perché caricarsi di ansie non fa bene ai voi genitori e non fa bene ai bambini.

Per me è stato un anno di “articoli” e post, lungo, a volte faticoso, ma molto soddisfacente e vedere che nel tempo i fan aumentavano mi ha dato la spinta giusta per continuare a scrivere.

Il blog è nato l’anno scorso come “aiuto” ai genitori che avevano dubbi e perplessità sull’iscrivere il proprio bambino al nido. Ho voluto mettere la mia esperienza di educatrice al “servizio” di chi non conosce il nido come luogo dove i bambini crescono, imparano giochi e canzoni ma non solo. Al nido si impara innanzitutto a stare con gli altri e si imparano le regole “per stare bene”.

Le attività aiutano i bambini a passare le tappe di crescita giocando e sperimentando in base alla curiosità del momento, seguiti da una persona che li aiuta, li incoraggia a fare la cosa “giusta”, senza invadere il loro modo di essere e senza forzature. Una cosa importante è lasciare al bambino tutto il tempo necessario per fare le sue scelte.

Oggi che siamo alla fine dell’anno scolastico, vi chiedo come sono cresciuti i vostri bambini?

Avete notato delle differenze dall’inizio dell’anno ad oggi?

Personalmente ricordo benissimo le feste che si preparavano per i bambini per la fine dell’anno.

Per i bambini grandi che erano pronti ad andare alla scuola materna, organizzavamo la festa in una serata per cena. I bambini si sentivano molto orgogliosi di poter dire “Vado con la mamma e il papà alla cena dell’asilo!”

I bambini si sentono grandi e come tali in alcune occasioni li possiamo trattare. Durante la cena c’era il momento della consegna della cartelletta con la raccolta dei lavori fatti e con delle foto delle attività. Era un momento molto speciale e i bambini si emozionavano quando erano chiamati a ritirare la loro cartelletta. Non vi dico le mamme… E in alcune occasioni anche i più temerari dei papà erano “colpiti” e un occhietto lucido ci scappava…

Io di cartellette ne ho consegnate tante e posso affermare, senza vergognarmi di dirlo, che mi emozionavo sempre e che l’affetto che mi legava al “mio” gruppo mi faceva sentire un vuoto, sapevo che un ciclo importante si stava chiudendo. Per me era ora di iniziare con un nuovo gruppo di piccoli, per i bambini “è” crescere, andare alla scuola materna, affrontare nuove avventure che portano nuove incognite ai genitori, ma che vanno affrontate con serenità come la prima volta che siete entrati al nido. Posso dire: “Meno male che la cena era ad anni alterni!” :-D

Con il gruppo dei piccoli la festa si svolgeva al pomeriggio, facevamo merenda insieme ai genitori e poi proponevamo un’attività divertente, come disegni e travasi, da fare con mamme, papà e bambini.

Dopo la festa ci aspetta il mese più duro di tutti, luglio con le sue giornate calde e la voglia di mare e di vacanza che ci fa contare i giorni sul calendario…La routine al nido è sempre la stessa ma le attività sono molto molto più calme e tranquille.

Le tabelle percentili: una WebApp per iPhone

Le tabelle percentili sono tabelle di crescita che riportano i valori auxologici ricavati da un campione significativo di bambini dello stesso sesso ed età, dal più piccolo al più grande in altezza e divisi in 100 gruppi così che ogni piccolo gruppo corrisponde ad un centile.
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No alle scarpe con il tacco in gravidanza

no al tacco in gravidanza Un’indagine Inglese rivela che la maggior parte delle future mamme indossa scarpe scomode durante la gravidanza.

Dai dati risulta che il 32% delle donne che aspettano un figlio porta i tacchi alti, il 53% ripiega sulle ballerine, il 66% le ciabatte infradito e un 30% mette gli stivali.

Secondo Lorraine Jones, della Society of Chiropodists and Podiatrists, tutti questi tipi di scarpe sono sbagliati in quanto non forniscono un adeguato supporto al fisico.

Naturalmente i tacchi alti aumentano le sollecitazioni a carico della schiena e delle anche che, già stressate dalla gravidanza, possono creare problemi a lungo termine. Oltre che aumentare il rischio di cadute.

La scarpa giusta, secondo Lorraine Jones, devono essere comode e con un tacco basso in quanto “i muscoli e i legamenti si ammorbidiscono per i cambiamenti ormonali dovuti alla gravidanza e bisogna tenerne conto. Scarpe con i tacchi alti possono essere indossate solo occasionalmente”.

Beh, che il tacco alto sia scomodo non è una novità e in gravidanza non aiuta certo.

Belly casting ovvero fai un calco al pancione


belly casting

Il belly cast è in pratica un calco tridimensionale, in gesso, del busto di una donna incinta. I belly cast sono realizzati solitamente intorno il settimo o ottavo mese di gravidanza anche se alcune donne decidono di realizzarne una serie durante tutta la gravidanza così da conservarne tutto lo sviluppo.

Il belly casts è fatto preparando la pelle con uno strato di vasellina e poi ricoprendo la parte, solo la pancia o l’intero torso, con strati di garze per ingessatura. Il gesso solidifica in circa 20-30 minuti ed è completamente asciutto in uno o due giorni. A questo punto il calco può essere rifinito e decorato a piacere.

Naturalamente esistono dei kit pronti per il fai da te come quello proposto da alwaysremember.it

Che dire? L’idea mi sembra divertente, buon divertimento e fate attenzione! ;)

Quando si è ospiti

Vorrei raccontarvi cosa si prova ad essere ospiti a casa di amici con bambini.
Per me è stata un’esperienza molto positiva perché i bambini che ho conosciuto sono stati molto bravi e simpatici.

La cosa più spaventosa a volte è la serata al ristorante… Capita spesso di vedere famiglie impegnate in accese discussioni con i figli al tavolo, creando situazioni di disagio per tutti i presenti. Quando si è ospiti far parte della “ressa” non è piacevole.

Questo articolo ha preso spunto da una recente esperienza presso una coppia di amici, ovviamente con figli, che ci ha ospitato un paio di giorni. I bambini che ci accompagnavano sono stati educati, silenziosi e per nulla invadenti. Sono rimasta molto colpita dalla situazione, il piccolo ha solo 2 anni e la sorellina quasi 5, i bambini non mi conoscevano e si sa che di solito approfittano della situazione. Quando c’è una persona nuova fanno, dicono e soprattutto vogliono cose che di solito non chiedono. Usano la situazione a loro vantaggio, sapendo che la mamma e il papà non innescheranno una lite con altre persone presenti.

I due piccoli ospiti che erano con noi al ristorante sono rimasti a giocare mentre noi prendevamo posto a tavola e quando hanno iniziato ad essere stanchi, si sono seduti vicino ai loro genitori, giocando tranquilli, fino a quando non si sono addormentati.

Mi è capitato spesso di essere al ristorante con mio marito e di avere vicino bambini che urlavano, facevano i capricci e disturbavano tutti. Bisogna avere molta pazienza con i bambini, è vero, ma se sono molto rumorosi bisogna intervenire. Alcuni genitori ridono se i bambini vanno in giro per i tavoli a parlare con altre persone, si può apprezzare che siano socievoli, ma mi sembra che si esageri quando i genitori vanno a sedersi al tavolo senza chiamare i bambini a seguirli…gli altri commensali non sono delle baby-sitter!!

Quando i bambini sono molto piccoli forse sarebbe meglio non portarli al ristorante, per voi genitori perché eviterete l’imbarazzo di trovarvi in mezzo ad una sceneggiata, per i bambini perché vengono rispettati i loro orari e così restano più tranquilli. Bisogna ricordare che a volte si scambiano i pianti per capricci, invece la stanchezza e la sregolatezza fanno brutti scherzi.

Crescendo è giusto che i bambini imparino a stare bene e a far stare bene chi è con loro. Ai bambini molto socievoli non impediamo di andare a salutare altre persone, ma non bisogna lasciare che la situazione sfugga di mano e che chi ha dato confidenza ai bambini debba pentirsene.

Quando vedete che i vostri figli sono stanchi, andate a casa. I bambini che fanno tardi perché sono fuori, di solito diventano irascibili e una volta a casa potrebbero faticare ad addormentarsi.

In sostanza, essere genitori non vuol dire che non si può più uscire, bisogna solo avere qualche accortezza e se proprio non va, mamme e papà, aspettate che i bambini siano più grandi e poi tutti insieme al ristorante! :-D

Bambini e gite

Le belle giornate invogliano ad andare in gita, a vedere posti nuovi o già visitati ma che sono stati particolarmente piacevoli e che hanno lasciato dei bei ricordi.

Quando la famiglia era ancora piccola era facile, “Dove si va?” “Qui!!” “La!!” e via. Si prendeva la macchina e si andava. Mangiavamo panini, andavamo al ristorante, qualsiasi cosa andava bene. Le gite all’avventura erano bellissime…

Bene, quando ci sono i bambini e l’avventura va pianificata… Cioè, tutto quello che serve ai bambini non deve essere lasciato a casa e al caso. Se la gita è di una giornata e non prevede che si debba dormire fuori, meglio, meno cose da portare. Finché i bambini sono piccoli è meglio optare per gite che prevedano parchi giochi e “avventure” adatte a loro, magari senza allontanarvi troppo dalla vostra città. Vi divertirete tutti di più, eviterete che vi e soprattutto si rovinino la giornata.

I bambini mostrano interesse per ciò a cui voi vi interessate, quindi se vi piace l’arte perché non portarli a vedere una mostra? I bambini vi stupiranno, ne abbiamo parlato anche nel post sulla mostra di Gillo Dorfles, capiscono l’arte non solo quando sono le loro opere ad essere esposte.

Per rendere più piacevole il viaggio si possono fare dei giochi che hanno come tema la meta della gita.
Andate a visitare il Duomo di Milano? Giocate a vedere i campanili delle chiese sulla strada che vi porta in città.
State andando ad una mostra? Il gioco può essere quello di dire i colori che si vedono fuori dal finestrino, ad esempio tutte le macchine gialle, verdi o rosse. Bianco e grigio non valgono, ce ne sono troppe :-)

Divertitevi e, se siete tranquilli voi genitori, lo saranno sicuramente anche i vostri bambini. Ricordatevi solo che quando sono molto piccoli è un po’ difficile che stiano ad ascoltare per ore una guida o che stiano in silenzio e immobili, non succede anche a noi? Pensate a delle gite che coinvolgano anche i piccoli e che prevedano dei laboratori per farli giocare.

Buon viaggio e buon divertimento!!

La psicomotricità, un articolo su facebook

Diamo il benvenuto a Laura Cattaneo che ha scritto un articolo sulla psicomotricità per la nostra pagina di facebook

Le migliori spiagge del 2010, anche per i bambini

Ecco le 10 spiagge perfette, anche per i bambini!
Sono 10 località da esplorare dalla Sardena a Fremantle, presentate dalla guida pubblicata da Lonely Planet Italia.

Per l’Italia la destinazione ideale è la costa del sud della Sardegna, terra ideale per i bambini, con i suoi sapori dolci e intensi, le acque verde smeraldo e le spiagge di sabbia o quarzo.
Quasi tutte le spiagge sono facilmente raggiungibili, al massimo bisogna percorrere a piedi qualche tratto sterrato senza sfacchinate per trasportare l’attrezzatura da spiaggia. Da visitare anche le suggestive città come Pula e Nora.

Il sonno migliora il cervello dei bambini

Secondo una ricerca dell’istituto americano Sri International i bambini che dormono regolarmente hanno maggiori possibilità di migliorare le proprie capacità cognitive.
Durante lo studio sono stati analizzati 8.000 bambini e quelli che dormivano 11 ore a notte hanno raccolto i migliori risultati nei test di apprendimento, migliore attenzione e sviluppo del linguaggio.

Per i pediatri 11 ore sono il tempo ideale per il riposo dei bambini di 4 anni, età presa in oggetto dallo studio che è stato presentato al convegno delle Associated Professional Sleep Societies dall’autrice della Erika Gaylor.
La Gaylor afferma: “È importante che i genitori diano degli orari precisi per il sonno dei figli. Anche i pediatri dovrebbero insegnare agli assistiti che un comportamento virtuoso ha degli effetti molto positivi sulle capacità dei bambini”.

Il legame fra sonno e apprendimento è l’argomento di un’altro studio presentato anche dall’Università della Florida la cui conclusione è che i neonati iniziano immediatamente ad imparare ed elaborano le informazioni apprese anche durante il sonno.
Questi dati sono stati ricavati dall’osservazione di un gruppo di neonati di uno o due giorni che, anche durante il riposo, mostrano una buona attività cerebrale.

Il fatto che durante il sonno avvenga l’elaborazione delle informazioni ricevute durante la veglia era noto ma non c’era mai stata nessuna analisi in soggetti così piccoli.

Bambini e Arte

Spesso ci si dimentica che Arte non vuol dire solo saper dipingere, scrivere o saper suonare uno strumento.
Quando pensiamo all’arte rivolta ai bambini dobbiamo pensare alla creatività, alla capacità che hanno di mettere le emozioni su un foglio e non solo.

Ricollegandomi al post sulla mostra di Gillo Dorfles e all’intervista ad una educatrice che ha portato avanti il lavoro dei bambini, mi sento di dire che è salutare svolgere attività che abbiano come risultato la creazione di qualcosa che può essere visto e ammirato anche dagli adulti. Ai bambini fa bene creare, li aiuta a sfogare ansie paure e ira e poter mostrare con orgoglio i propri lavori aiuta l’autostima.

Perché lodiamo i bambini quando fanno qualcosa di bello?
“Che bel disegno!” ,“Come sei bravo!” sono dei modi per aiutare i bambini ad esprimere la creatività e la fantasia senza avere il timore di essere giudicati.

E’ sempre piacevole vedere come si illuminano i volti dei bambini quando gli si fa un complimento.

I bambini sono degli artisti perché non hanno la malizia di disegnare quello che vogliono gli adulti, loro creano dal nulla e la bellezza dei loro disegni sta nel fatto che cambiano ogni volta. Quando chiedi ad un bambino cosa hai disegnato lui ti risponderà la prima cosa che gli viene in mente e se dopo pochi minuti glielo richiedi non risponderà mai la stessa cosa. E’ anche per questo che non si domanda ai bambini piccoli cosa ha disegnato. Stanno sperimentando i colori, le diverse forme grafiche che lasciano dietro di loro quando spingono il pennarello sul foglio o i gessetti o i pastelli.

L’arte è bellezza e la bellezza è vedere un bambino che crea dal nulla, che è impegnato e che è concentrato e a cui non importa cosa gli verrà detto per questo, ma sarà orgoglioso di mostrare cosa ha compiuto con le sue manine.

Concludo dicendo che portare i bambini alle mostre è giusto, e che molti adulti dovrebbero soffermarsi di più sull’attenzione e l’entusiasmo che i piccoli visitatori mostrano per le opere esposte e che sono comportamenti spontanei che appartengono ai bambini e che da adulti vengono mascherati a volte da finti interessi “culturali” o “artistici”.
I bambini guardano dipinti e disegni con interesse e divertimento, le loro osservazioni dimostrano che possono esistere generi artistici differenti e che possono essere ugualmente ammirati.