L’aggressività
Un tema importante da affrontare è l’aggressività dei bambini, che preoccupa sempre molto i genitori.
I bambini sono aggressivi perché affrontano i momenti di crescita facendo capire agli altri che esistono e che hanno un ruolo importante nella società.
Ogni tappa evolutiva del bambino è caratterizzata anche da un momento di aggressività.
Ad un anno e mezzo il bambino “assaggia” gli altri bambini, come fa con i giochi attorno a lui e spesso si spaventa delle reazione che vede. E’ aggressivo senza intenzionalità, il pianto dell’altro è interessante e il bambino cerca l’adulto per capire come stanno le cose.
A due anni il bambino è aggressivo perché dichiara al mondo di far parte della società, c’è e non vuole passare inosservato.
A tre anni, il bambino è aggressivo perché vuole affermare la leadership, vuole primeggiare e per ottenere consensi interviene aggressivamente, i bambini infatti non sono ancora in grado di giocare in gruppo. Prevale ancora la fase del gioco solitario, anche se c’è la volontà di mettersi in gruppo.
La figura dell’adulto che interviene a tutte le età è molto importante.
I genitori sono sempre molto preoccupati, quando il loro figlio mostra segni di aggressività, perché pensano ad un bambino emarginato e asociale. Ma in realtà, non c’è da preoccuparsene, solo più avanti, se l’aggressività continua, bisogna cercarne le cause e capire cosa spinge il bambino a comportarsi così.
Il ruolo dei genitori e delle figure di riferimento non deve essere aggressivo. L’aggressività non si combatte con l’aggressività.
Ricordiamoci sempre che i bambini imparano a comportarsi anche da quello che vedono al nido e soprattutto a casa, quindi il compito degli adulti è quello di essere tranquilli e affrontare l’ostacolo come sempre un passo alla volta.
Quindi ad un anno l’intervento dell’adulto sarà quello di aiutare il bambino a capire la differenza tra oggetti inanimati (giochi) e bambini, e far capire al bambino l’effetto delle sue azioni. Sarebbe meglio evitare le implicazioni di tipo moralistico in quanto il bambino non ne capirebbe le motivazioni.
A due anni deve aiutare il bambino ad accettare l’altro ed anche in questo caso far capire l’effetto delle azioni ed esplicare il divieto “non si fa”. L’adulto deve inoltre favorire la condivisione degli oggetti visto che anche questo spesso provoca reazioni aggressive nei bambini. Da evitare sicuramente è la “deviazione dell’attenzione” perché il bambino deve imparare a stare nel conflitto e superarlo.
L’adulto può benissimo, in questo caso, aiutare la verbalizzazione domandando al bambino “perché l’ha fatto”, senza aspettarsi una risposta soddisfacente, ma così il bambino impara ad esternare i propri sentimenti, sapendo di non essere giudicato.
A tre anni, ovviamente si continua sulla riga precedente, i bambini devono verbalizzare i conflitti, e le loro intenzioni.
Una risposta assolutamente negativa è l’indifferenza, tutte le situazioni richiedono un atteggiamento dell’adulto positivo e che riesca ad attenuare l’aggressività del bambino ed è giusto anche dare “conforto” all’aggredito, sempre senza sottovalutare l’importanza di dare attenzioni “all’aggressore”.
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- Aggressività - [...] è un argomento di grande rilievo sociale e pedagogico. Come dicevo nel post precedente, l’aggressività, ogni tappa evolutiva del ...

mio figlio a 33mesi quasi 3anni e non c’è verso di togliergli il vizio di dare pugni,spinte graffi ed altro,quando va al parco o da qualsiasi altra parte,io o provato con le buone e con le cattive ma nessun risultato..Quando gli chiedo “si fa?” lui mi dice SODDISFATTO “si mamma è brutto”..che devo fare??????
Buonasera Silvia, sto pensando a come poterle essere di aiuto, lei mi dice che ha già provato con le buone e con le cattive, ma che non ha ottenuto risultati. Ora provo a proporle di ignorare il comportamento negativo del suo bambino e di osservare attentamente quando manifesta questi momenti di aggressività. Forse sta cercando delle attenzioni e in questo momento è l’unico modo in cui riesce a manifestare la richiesta. Provi a non dare peso ai momenti aggressivi ma invece chieda al suo bambino cosa c’è che non va o se ci sono delle cose che gli danno fastidio. Forse non riesce ad esprimere a parole il suo “fastidio” che trova sfogo con l’aggressività. Le consiglio di non porsi in modo “aggressivo”, cerchi con il dialogo e la dolcezza.
Spero che tutto si risolva per il meglio e le faccio tanti auguri.
Buonasera Daniela.
Salve, il mio bambino ha 23 mesi, va al nido da quando aveva un anno. sono preoccupata perchè è molto aggressivo, da sempre, morde, picchia, tira i capelli, apparentemente senza motivo, anche se non gli fanno niente. Si comporta così anche con la sorella maggiore, che ha quasi 7 anni, e siccome è molto robusto fa anche molto male, sopratutto ai bambini più piccoli. Io non so più cosa fare, sono sempre mortificata con le altre mamme, ho provato a spiegarglielo, lo sgrido, lo metto in disparte qualche minuto ignorandolo, gli faccio notare la reazione che hanno gli altri piangendo… ma niente.Oggi ha strappato una ciocca di capelli ad una bambina come lui. Potete darmi qualche consiglio? Sono disperata
Salve la mia bimba ha un anno e purtroppo ha degli atteggiamenti aggressivi, graffia e da i pizzicotti quando la si tiene in braccio, tira i capelli piange quando la devo cambiare e la metto sul fasciatoio(questo meno volte).
La cosa più ingestibile è la prima, più le dico di smetterla e più stringe ridendo e facendomi veramente male.
Ho provato a sgridarla, a dirle dolcemente che facevala bua alla mamma…ecc. ma non c’è verso ride e lo fa più forte. Tutto il resto del tempo è una bambina meravigliosa ride saluta le persone gioca con qualunque cosa e non piange quasi mai quando cammina senza manina e cade. Non gioca con altri bambini perchè non va ancora al nido, solo un pò al mare ma sono tutti più grandi. Potete darmi qualche consiglio…Grazie simona